IL GIOCO D’AZZARDO: “UNA DROGA INVISIBILE”

    Riesce difficile oggi arginare il fenomeno del gioco d’azzardo. Già nell’antichità a Pompei il gioco d’azzardo (astragali o dadi)  era molto diffuso nonostante la lex tabularia di età repubblicana cercasse di limitarlo. E’ risaputo che gli imperatori romani Augusto (63 a.C./14 d.C.), Claudio (10 a.C./54 d. C.), Nerone (37 d.C./68 d.C.) fossero assidui giocatori.

   Di estrema importanza, sotto il profilo della prevenzione, il ruolo educativo della famiglia, della scuola e delle altre strutture educative nell’interesse dei minori. In tale direzione si pone l’impegno dell’associazione “Fornello” di Altamura (Bari) con l’attivazione di un centro di ascolto in favore dei giocatori patologici e delle loro famiglie (Gazzetta del 20 maggio). Il gioco d’azzardo patologico (G.A.P.) si può paragonare ad una “droga invisibile”, ad una patologia cronica invalidante difficilmente arrestabile.

   Sotto l’aspetto normativo, al fine di un “gioco responsabile”, va ricordato il decreto legge n. 39 del 2009, (decreto pro Abruzzo), che introduce sul mercato italiano nuovi prodotti di gioco offerti attraverso le Video Lottery (Vlt). Proprio oggi prende il via a Monopoli la nuova Video Lottery della società Play Game (Gazzetta di sabato 28 maggio) con l’invito a tutti di non esagerare, di capire quando è il momento di smettere di giocare e di evitare che nasca una “dipendenza”.

  Non cada nel dimenticatoio il monito sul gioco d’azzardo del filosofo spagnolo Mosé Maimonide (1135 – 1204): “Un giocatore perde sempre. Perde denaro, dignità e tempo. E se vince, tesse intorno a sé una tela di ragno”.

Mario Conforti

Bari

 

 

 

 

 

 

IL GIOCO D’AZZARDO: “UNA DROGA INVISIBILE”ultima modifica: 2016-06-19T07:12:45+02:00da oiram380
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